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7 motivi per cui ora in Cina non può nascere una nuova Texas Instruments

Le aziende cinesi che operano nel settore dei semiconduttori sono in grado di eguagliare un colosso come TI? La domanda ora sorge spontanea, perché la Cina, la potenza economicamente più solida del pianeta, in grado di replicare qualsiasi cosa, deve dimostrare di saperlo fare anche nell’IT. Finora abbiamo visto copie di dispositivi a basso costo, ma ci sono le basi per creare una società, comparabile per dimensioni, creatività ed impatto, a Texas Instruments? Fino ad ora dobbiamo dire che non ci sono nemmeno andati vicino, e molti esperti analisi sono convinti che mai ci andranno. Vediamo perché, e valutiamo.

Il cambiamento della Cina nel panorama IT

La Cina sta rapidamente passando da un ruolo di centro di produzione a quello di progettazione per l’industria elettronica. Almeno questo è l’obiettivo, confermato anche dagli esperti della potenza orientale, che hanno dichiarato di avere davanti una lunga strada prima di poter dare vita ad una Fab del calibro di Texas Instruments. Così, al termine del China Fabless Ceo Forum, si è potuto tracciare un quadro della situazione, segnalando i problemi principali che non permetterebbero alla Cina di primeggiare nel settore dell’IT.

1. Carico di lavoro eccessivo

La maggior parte delle fabless (cioè le aziende che progettano e distribuiscono hardware, delegando però ad altri la produzione) sono sovraccaricate in maniera eccessiva per poter sopravvivere. Come ha specificato il CEO e presidente di Dioo Microcircuits (Shangai), Jeff Ju: ‘il personale del posto subisce una tremenda pressione’. Inoltre, le aziende che non posseggono una propria IP (proprietà intellettuale) si vedono costrette ad avviare il proprio R&D (ricerca e sviluppo) partendo da zero. In questo modo, è difficile pensare come possano emulare un gigante come TI.

2. Mancanza di una linea diversificata di prodotto

Questo avviene per la maggior parte delle fabless cinesi le quali, troppo impegnate a pensare quale sia il prodotto che va alla maggiore sul mercato, presentano dei risultati nel brevissimo periodo, ma nel lungo si dimostrano insufficienti a sostenere un mercato che richiede una linea di prodotto diversificata. Per fare un paragone, TI ha delle entrate provenienti da diverse fonti, che vanno da dispositivi analogici a sistemi embedded, wireless ed altro ancora.

3. Difficoltà di crescita

La maggior parte delle aziende di spessore internazionale si ingrandisce tramite acquisizioni e fusioni, ma questo sembra non accadere per le fabless cinesi, come ha affermato il professor Shaojun Wei, dell’università Tsinghua di Pechino. I CEO di prima generazione delle fabless locali sono considerati ancora troppo legati emozionalmente alle aziende che hanno creato, per cui sono molto restii ad unirsi con altre.

4. Scarsa apertura mentale

Affinché le fusioni siano produttive, c’è bisogno che le aziende abbiano dei punti di raccordo tra loro, che seguano una comune linea di pensiero, perseguendo i medesimi obiettivi. Secondo il CEO di X’ian Semipower Electronic Technologies, Luo Yi, gli esecutivi cinesi non sono soliti comunicare con altre aziende, ma tendono a seguire una politica autarchica, non considerando la possibilità di un patto dai benefici reciproci. Quindi manca una mentalità aperta, sinonimo di successo.

5. Errata identificazione dei segmenti

Il CEO di Chipone, Zhang Jin Fang, ha espressamente dichiarato che, se la Cina vuole eguagliare o superare TI, la strada da percorrere è ancora lunga; la chiave è l’identificazione, da parte di ognuno, dei giusti segmenti di mercati nei quali collocarsi e, al momento, questa operazione sembra alquanto complessa. Quello che accade, invece, è che quasi tutte le aziende fabless cinesi individuano le stesse opportunità e si fiondano in massa sugli stessi, o similari, segmenti di mercato. Alla fine, ognuno cerca di battere gli altri con una politica di prezzi al ribasso.

6. Previsioni imprecise

Uno degli aspetti della pianificazione, da cui poi dipende il successo di un’azienda, è rappresentato dalle previsioni di mercato. In Cina, le fabless hanno un pessimo approccio con questa disciplina, in particolar modo per quanto riguarda i chip. Se, ad esempio, il mercato cinese tende a favorire la rivendita di chip a Hong Kong, genera una chiara impressione di carenza di chip. Il risultato inevitabile è una eccedenza di produzione e di quantità di chip, e questo porta ad alimentare la competizione sui prezzi e il mercato del compratore.

7. Tanto impegno, ma poca sostanza

Lo spirito di eguagliare TI è vivo nelle imprese fabless cinesi, però manca la sostanza, quel qualcosa di speciale che aiuta a fare il salto di livello, come afferma sempre Luo Yi. TI possiede un capitale enorme da investire sul futuro, mentre per le compagnie cinesi che si affacciano oggi sul mercato, fare delle previsioni per i prossimi dieci (ma anche cinque anni) è un’impresa ardua, se non impossibile. Il motivo è prettamente legato alla forma mentis non aperta anche se, in caso la cultura open minded fosse ben accetta, quello che manca è il capitale.

Noi conosciamo la Cina per la sua grande capacità di contraffazione, per cui ci sembra davvero difficile riuscire a concepire una scenario costituito da imprese con propria IP.

Ma bisogna anche sottolineare che la crescita dell’industria dei semiconduttori in Cina sta seguendo un percorso diverso rispetto a quella della Texas Instruments: molte compagnie si stanno allineando per rafforzare gli OEM prima in Cina, sviluppando soluzioni sul posto, per poi distribuirle in tutto il mondo.

Ovviamente è ancora presto, ma se si inverte la rotta e si inizia a puntare sulle strategie di mercato e sulle abilità di marketing, allora le possibilità di successo non sono poi così remote.

Un esempio che si può prendere in questo contesto è Huawei (azienda che produce e commercializza apparecchiature di rete e telecomunicazioni), che dal nulla ha raggiunto una significativa quota di 30 miliardi di dollari di fatturato in tutto il mondo (considerando anche un limitato accesso al mercato degli Stati Uniti).

Una situazione del genere non è quindi impossibile che si verifichi nel settore dei semiconduttori. Certo la strada è lunga e difficile, e molte aziende in fase di start up sono ancora in attesa del supporto finanziario promesso dal governo cinese.

FONTE: EeTimes

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