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Il paradosso di Renzi: piace più di Monti per la guida del paese ma è destinato a perdere le primarie

Dopo una giornata di verifiche e polemiche che avviano la settimana decisiva per scoprire non solo chi sarà il candidato premier del centrosinistra, ma verosimilmente, chi sarà il leader candidato a governare l’Italia a partire dal 2014, dopo le dichiarazioni di ieri, sembra chiaro che il primo e più importante obiettivo per Matteo Renzi, non è alla sua portata.

Nonostante la richiesta di Nichi Vendola a Bersani di “dire qualcosa di sinistra, ovvero spendere qualche parola ed inserire in programma qualcosa che faccia riferimento ad energie rinnovabili, il sostegno a Bersani è fuori discussione. Dalla discussione avvenuta negli studi di X Factor, è risultato chiaro come tutti i candidati siano d’accordo nel contrastare il rottamatore Matteo Renzi.

Ma senza l’apporto fondamentale di Renzi, queste primarie sarebbero risultate molto più “noiose”, la discussione sarebbe stata incentrata su vecchie tematiche, non ci sarebbe spinti a contrastare il Movimento Cinque Stelle nel loro campo, non si sarebbe discusso affatto di limite ai mandati, di liste pulite tramite criteri concreti, portando a contatto i membri dell’alta finanza con i dirigenti del PD, alzando il livello dello scontro al punto da rendere le primarie qualcosa di interessante.

Il risultato più interessante del primo turno delle primarie del PD è stato quello che ha consegnato le regioni storicamente “rosse” a Matteo Renzi, mentre le altre regioni, ad eccezione della Puglia, hanno fortemente puntato sul segretario Bersani. A pesare sui 9 punti percentuali di distacco del sindaco di Firenze dal segretario PD, sono state proprio le regioni del Sud dove l’affluenza è stata molto bassa.

Al tempo stesso, grazie alla sovraesposizione mediatica ed alla costante presenza di Renzi sui social network, le idee politiche del sindaco di Firenze sono iniziate a circolare rapidamente e a piacere a gran parte dell’elettorato, arrivando a diventare un candidato premier ideale per la maggior parte degli italiani, al punto da risultare più gradito di Mario Monti.

Ma a differenza dell’attuale premier, Matteo Renzi non può vantare alcuna potente amicizia né tra le istituzioni, né tra influenti leader all’estero e perderà verosimilmente le primarie, perdendo ogni possibilità di pesare a livello nazionale.

Il sostegno di Nichi Vendola a Bersani da solo dovrebbe bastare a far vincere le primarie al segretario del PD, a meno di disastri provenienti dal confronto (o dai confronti) televisivo sulla RAI, territorio amico in cui Bersani sarà messo a proprio agio. Solo un exploit nel confronto televisivo ed un’improbabile scivolone di Bersani potrebbero riaprire la partita, giocata all’attacco dal sindaco di Firenze.

La partita tra usato sicuro e rinnovamento, è segnata già in partenza. Anche a sinistra, il cambiamento spaventa più del nuovo che avanza.

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