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Buffon prende il terzo posto, mentre il Brasile umilia la Spagna e conquista la Confederations Cup

Si dice spesso che questi calciatori strapagati, gladiatori e ricchi dei nostri tempi, non faticano guadagnando come parassiti, bambocci troppo viziati che fanno solo quello che gli piace, non dando mai indietro nulla di quanto guadagnano. La fatica massacrante sostenuta dall’Italia di Prandelli in 3 giorni, con due partite arrivate fino ai rigori ci riconsegna un’immagine pulita di sport, fatta di antica fatica, testa bassa e enorme sacrificio.

Boccheggiano tutti, le gambe sono a pezzi dopo avere disputato più di 50 partite in un anno, come successo contro la Spagna la condizione fisica sembra in crescita, ma alla lunga distanza, sono i nervi d’acciaio ed il cuore a tenere in piedi la nazionale. Il primo gol dell’Italia arriva con un’azione fortuita, il secondo grazie ad un gioiello su punizione di Diamanti, con Cavani pronto a rispondere colpo su colpo. Buffon chiede scusa a tutti dopo la fine dei 90 minuti, sulla punizione del 2-2 di Cavani avrebbe potuto fare di più, con qualche brivido l’Italia torna sul dischetto dei rigori.

Prandelli manda al tiro tutti i suoi giovani, paga pegno De Sciglio, classe 1992, tra i migliori di questa competizione, insieme a Maggio, Candreva e Giaccherini. E’ proprio dai calci di rigore che capitan Buffon ripaga la squadra, parando 3 rigori su 4 all’Uruguay, la migliore prestazione in tornei ufficiali conclusi con i tiri dagli undici metri.

La serata del Maracanà consegna invece una Spagna lenta, con le idee confuse e stanca, travolta dall’energia trascinante del Brasile, trasformato da Felipe Scolari. Una squadra nettamente più europea, che non dimentica il joga bonito ma è riuscita ad imparare il cinismo delle nazionali europee fatto di pressing asfissiante, passaggi rapidi e di prima, copertura totale e ripartenze rapide, un mix delle migliori caratteristiche delle varie scuole calcistiche.

Accanto Neymar, esplosivo ed alla prova del nove a fianco di sua maestà Messi con il Barcellona, è cresciuta tutta la squadra. Fred è devastante, Hulk da attaccante moderno fa a spallate anche nella sua metà campo, Luis Gustavo in mezzo è una sicurezza, Oscar lucido e riposato ha la visione di gioco giusta per innescare le verticalizzazioni mentre Thiago Silva sta dirigendo al meglio anche David Luiz, più ruvido ma estremamente concreto. Julio Cesar ha ritrovato la serenità persa all’Inter del dopo Mourinho ed il Brasile, trascinato dal pubblico sia negli stadi che nelle piazze dove si protesta, torna a prendersi il suo posto tra le grandi squadre del pianeta calcistico.

Parlare di tramonto della Spagna dopo 2 europei conquistati, un mondiale e la prima sconfitta in partita ufficiale dopo la Confederations Cup del 2009 è presto, ma di sicuro il gioco spagnolo è ormai stato assimilato e disinnescato dagli avversari, gli interpreti del tiki taka non sono più gli stessi ed occorre poter variare qualcosa. Il Marchese Del Bosque dovrà lavorare a lungo per evitare di ripetere la pessima figura della nazionale di Lippi in Sudafrica.

Rimane anche un’altra considerazione: l’Italia di Prandelli ha messo in seria difficoltà sia il Brasile che la Spagna, dimostrando di poter giocare alla pari con chiunque ed avere la capacità di soffrire ed uscire dalle situazioni più disperate, cosa che non avviene con le altre nazionali. Per il mondiale 2014 sarà tutta un’altra storia, con la Germania in grado di dire la sua. Al momento, non ci sono dei veri favoriti per la vittoria finale.

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