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Spaccatura PDL, l’esito del voto di mercoledì non è scontato

E’ spaccatura nel PDL, tra chi vuole rimettere in moto la gioiosa macchina da guerra elettorale paventando la chiamata alle armi contro tutte le istituzioni e chi vuole garantire al centrodestra un futuro tra i moderati europeisti. Il senso dello stato dell’arte, a poche ore dal confronto diretto tra Silvio Berlusconi ed i parlamentari PDL, è tutto nelle parole del segretario Alfano, che avvisa il direttore del Giornale Sallusti di astenersi dall’uso del metodo Boffo su di lui. Il direttore, con eleganza antica, rilancia l’anatema del Cavaliere furioso, pronto ad un nuovo strappo con i traditori ed i fedelissimi.

Da un lato Capezzone, Santanché, Bondi, Verdini, Romani, Gelmini si schierano a fianco di Berlusconi, senza se e senza ma, attaccano frontalmente Giorgio Napolitano, invocano la fine dell’inganno su crisi economia e spread, invenzioni mediatiche più che reali problemi per l’Italia. L’unico vero problema sono le tasse e la condanna definitiva su Berlusconi, da mascherare, al momento, con l’aumento dell’IVA, aumento che peraltro sarà discusso solo dopo mercoledì e che quindi inchioda Berlusconi e Forza Italia ad un gesto fattuale, più che a costanti scossoni.

Lo strappo è tale per cui si inizia ad intravedere Alfano come segretario del PDL e Berlusconi come presidente di Forza Italia, intese come due differenti partiti politici espressione delle due anime che si stanno scindendo nel centrodestra. Moderata, europeista e legata alle istituzioni la prima, populista, dedita al culto del leader e aggrappata al suo destino personale la seconda.

Il PDL e l’idea di centrodestra in mente ad Alfano è quella che vorrebbero i ministri dimissionari del governo Letta, Cicchitto, Quagliarello, Brunetta e chi intende sganciare il proprio futuro politico da una forza politica destinata non solo a deragliare, ma a trascinare con sé un paese che necessita di un governo che operi i cambiamenti per cui è stato costituito. La scelta di portare la verifica a mercoledì è una scelta lungamente ponderata, sia da Napolitano che da Letta.

Da un lato, si ha il tempo di far maturare una discussione interna e chiarificatrice nel PDL, dall’altro si inchiodano tutte le forze parlamentari alle proprie responsabilità, lasciando le elezioni come ultima soluzione, insieme alle dimissioni di Napolitano che costringerebbero le forze politiche a risiedersi allo stesso tavolo per trovare una via d’uscita politica. Mercoledì è ancora lontano, venerdì si voterà la decadenza di Berlusconi ed è ormai chiaro come si stia provando la carta estrema pur di non far uscire Berlusconi dal Parlamento come un pregiudicato, anche a costo di scatenare una guerra civile. La tenuta istituzionale di questo paese, passa anche da queste 48 ore.

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