MotoGp 2013, prima dell’ultimo atto, il riassunto di un’intera annata Reviewed by Momizat on . Come un fulmine a ciel sereno, come la stella cometa che illumina il cielo, facendo sgranare gli occhi, sognare e alzare il naso all'insù il giovane Marc Marque Come un fulmine a ciel sereno, come la stella cometa che illumina il cielo, facendo sgranare gli occhi, sognare e alzare il naso all'insù il giovane Marc Marque Rating: 0
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MotoGp 2013, prima dell’ultimo atto, il riassunto di un’intera annata

Come un fulmine a ciel sereno, come la stella cometa che illumina il cielo, facendo sgranare gli occhi, sognare e alzare il naso all’insù il giovane Marc Marquez è piombato sul Motomondiale 2013 ma a differenza di una stella cadente, lui sembra destinato a rimanere, anche a lungo. Lo si è capito sin da subito, il rookie, il debuttante, si è attaccato alle caviglie del suo compagno di squadra e non le ha mollate. Non è mai stato timido, ma scaltro, coraggioso, folle e con una simpatia naturale. 

Ha messo in riga tutti in progressione. Prima l’amico/totem di un’infanzia, Valentino Rossi, poi ha demolito e sgretolato il compagno di box, quel Dani Pedrosa che in molti dicono essere uno dei piloti più sfigati della storia, con un compagno di squadra sempre un passo avanti a lui, strepitoso e folle oltre ogni limite. Ora che il Canguro Mannaro, Casey Stoner, si era prematuramente ritirato, il duello per il titolo mondiale sembrava una guerra privata con la Yamaha di Lorenzo, con il Dottor Rossi a fare da incursore. E’ stato umiliato dal giovane rivale, nonostante Pedrosa abbia più volte dimostrato di meritare una Honda ufficiale.

Jorge Lorenzo ha dovuto cambiare strategia. Non era più possibile partire in sordina, risparmiare le gomme e lanciare la zampata da metà gara in poi, o partire a bomba e fare gara in solitaria. Marquez è stato forte nelle libere, in qualifica, ha polverizzato record su record, e tutti e tre i piloti di testa hanno assaggiato il duro asfalto, stringendo i denti, saltando un paio di gare con dolori atroci a ossa e articolazioni, ma dimostrando che fare questo sport, non è da tutti e solo uomini veri possono accettare di salire su dei bolidi a più di 300 km/h e sfidarsi. Qualche scontro più ruvido lo si è visto, chi perde è sempre pronto a gridare alla follia e alla scorrettezza. Tutti, tranne Rossi che ha mandato a farsi benedire Marquez dopo il sorpasso di Laguna Seca ma con l’affetto della leggenda, non certo l’astio del campione in difficoltà.

Dalla tv è possibile avere ogni tanto una visione di una livella elettronica in grado di far vedere quanto è piegata la moto rispetto al suo asse iniziale: Marquez si avvicina spesso al rosso, indice di una possibile caduta ma rimane in piedi perché tiene il gas spalancato più a lungo, è in grado di gettarsi in velocità lì dove i suoi colleghi più esperti non vedono la finestra temporale per buttarsi dentro, disegna traiettorie diverse perché il feeling raggiunto con la moto, gli permette non tanto di ritardare la frenata, quanto di buttare gas lì dove non te lo aspetti.

L’ultimo atto è previsto domani. In qualifica Marquez ha stampato la nona pole stagionale, è più sereno e tiene Lorenzo a distanza di sicurezza, mentre Jorge ha avuto un problema a motore e freno posteriore che lo hanno piazzato secondo, con qualche pensiero in più in vista di domani. Mai sottovalutare la grinta e la determinazione di Lorenzo, è sempre stato in grado di stupire e fare della precisione da killer la sua arma più forte e temibile. A noi, non resta che goderci lo spettacolo.

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