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La NSA ha inserito una backdoor anche in Linux: ecco cosa è successo*

Lo scandalo “Datagate” arriva anche in Linux, a quanto pare il fondatore del Kernel Linux è stato contattato dalla National Security Agency per introdurre una backdoor nel Kernel.
La notizia non è nuova, già a settembre Linus Torvalds aveva già confermato, in una intervista al portale The Register, di aver ricevuto delle richieste in passato da parte dell’agenzia di sicurezza statunitense chiedendone di inserire “di nascosto” una backdoor nel Kernel in modo tale di poter spiare web server, device mobili e altri sistemi basati sul Kernel Linux.

Anche se non confermato, sembra che Linus Torvalds non abbia accettato la richiesta della NSA, secondo Rick Falkvinge del Partito Pirata Svedese, è quasi impossibile introdurre backdoor in Linux dato che il progetto è open source e quindi gli sviluppatori potrebbero facilmente accorgersene e rimuoverlo o segnalarlo sul web.

Alcuni sviluppatori hanno indicato che analizzare l’intero Kernel non è poi cosi semplice anche se open source dato che le linee di codice sono moltissime, da notare inoltre che la NSA potrebbe anche aver contattato gli sviluppatori di Ubuntu, Linux Mint, Debian, Fedora ecc chiedendo di integrare una o più backdoor sia nel kernel che in altri pacchetti del sistema operativo libero.

Linux è sicuro, ma attualmente non possiamo essere certi al 100% che non ci sia alcuna backdoor nel Kernel o in alcuni pacchetti all’interno di Ubuntu o altre distribuzioni.
Logicamente è molto più probabile che ci siano backdoor in Microsoft e Mac OS X, sistemi operativi proprietari il cui codice sorgente è segreto.

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