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Sotto Natale, la Corte cucina il Porcellum ed inguaia la Repubblica

La tanto temuta ed annunciata batosta è alla fine arrivata: la Corte Costituzionale ha riconosciuto dopo 8 anni l’illegittimità della legge elettorale definita Porcellum dal suo stesso ideatore. L’allora Presidente della Repubblica Ciampi ha messo la firma su una legge che andava bocciata sin da subito ed in linea di diritto, rende illegittime tutte le votazioni avvenute dopo, aprendo una voragine a cui ora tutte le istituzioni cercano di mettere una pezza. Un elenco da far tremare i polsi e che difficilmente vedrete spiegato così chiaramente altrove:

  1. Tutte le leggi approvate dai parlamentari eletti con in Porcellum sono state fatte da politici che hanno occupato un posto che non gli spettava. Smontare però 8 anni di lavoro politico e di leggi, facendo fare all’Italia una doppia capriola all’indietro fino al sistema legislativo del 2005 farebbe gola a Forza Italia, ma sembra sostanzialmente impossibile.
  2. Giorgio Napolitano, primo Presidente della Repubblica eletto per due mandati, è stato eletto 2 volte in modo illegittimo da un Parlamento illegittimo: a differenza di Ciampi che è stato eletto dalle due Camere riunite e create con un sistema elettorale valido, la batosta per il Quirinale sarebbe in linea di principio giusta. Difficile che Re Giorgio I possa essere spodestato, anche se con la sentenza di ieri, la Corte Costituzionale ha aperto la possibilità giuridica che questo possa accadere.
  3. I Parlamentari delle scorse legislature, proprio perché illegittimi, dovrebbero restituire allo Stato i soldi percepiti durante il loro mandato, comprese indennità e pensione. Possibilità rafforzata da un’altra sentenza della Corte dei Conti che impone ai partiti di risarcire i soldi presi dal 1993 ad oggi disattendendo al referendum sull’abolizione del finanziamento pubblico.
  4. Con un Presidente della Repubblica eletto da un Parlamento illegittimo, il Governo non si basa su un presupposto giuridicamente vincolante. L’unica possibile “pezza”, sarebbe la scrittura di una legge elettorale nuova e nuove elezioni, con dimissioni in blocco entro la fine di dicembre. Le spinte provenienti da Forza Italia, Movimento Cinque Stelle e a breve anche dal PD se guidato da Matteo Renzi, spingono decisamente verso questa direzione.

Se prevarrà la linea oltranzista del tandem Napolitano-Letta assisteremo ad un’ulteriore allargamento delle normi vigenti per poter far in modo che la sentenza della Cassazione non sia retro-attiva e sia applicabile solo a partire dalla prossima legislatura, trasformando una potenziale “bomba atomica” nel più potente vincolo esistente: pur di non perdere la poltrona, tutti assieme forzatamente.

Situazione plausibile ma con un’enorme incognita che parte dal Movimento Cinque Stelle: se i parlamentari si dimettessero in blocco, seguiti poi a catena da SEL,  Lega Nord e Forza Italia, i lavori del Parlamento sarebbero ancora possibili? L’attuale maggioranza di Governo ed il Presidente della Repubblica si ostinerebbero a governare a tutti i costi arroccandosi in un pericolosissimo Aventino in cui, in nome della tenuta istituzionale, verrebbe meno il principio democratico del contrappeso dell’opposizione?

Bruxelles ed i mercati osservano la situazione e quando tra un paio di giorni avranno intuito la portata del rischio istituzionale in Italia, faranno sentire con forza la loro voce. Il tutto, mentre il paese reale, sempre più amareggiato, sembra davvero prepararsi al 9 dicembre prossimo.

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