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Speciale Rivolta della Madonna: in vista del sit-in di mercoledì, I forconi si spaccano

Con gli scontri di Torino il Movimento dei Forconi ed in generale quello del 9 dicembre si spacca: i leader di Sicilia e Veneto si tirano fuori dal sit-in atteso per mercoledì a Roma. La spaccatura arriva dopo gli scontri di domenica e con l’emergere sempre più di una componente di estrema destra che almeno nel Lazio, sta cercando di dirigere e far convergere la protesta verso la capitale, dove il prefetto ha imposto un’unica regola: si al sit-in in piazza del Popolo, no a qualsiasi corteo. 

Il motivo della spaccatura deriva dall’intensità prevista nella protesta: il leader siciliano Mariano Ferro ed il veneto Lucio Chiavegano intendono raggiungere un tavolo di trattativa con il Governo Letta, mentre Danilo Calvani, leader dei Forconi del Lazio e salito all’onor delle cronache per essere stato pizzicato mentre viaggiava con un amico su una Jaguar durante uno spostamento, intende portare avanti la protesta ad oltranza, fino a quando non si otterranno le dimissioni in blocco dei parlamentari e del Governo.

Una spaccatura plateale che arriva dopo una settimana piena di agitazioni a singhiozzo in tutta Italia, con momenti di tensione e segnali che lasciano intravedere come sia il Movimento dei Forconi che quelli raggruppati nella sigla del 9 dicembre sono sostanzialmente incapaci di garantire un servizio d’ordine tale a garantire una manifestazione pacifica che non porti a scene di guerriglia urbana, scenario che il ministro degli Interni è pronto Angelino Alfano è pronto a contrastare con il pugno duro.

Una parte del movimento è pronto ad una rivolta anche violenta, mentre un’altra parte intende raggiungere i palazzi del potere in modo pacifico ma con alle spalle un forte sostegno popolare. Nel festival dell’antipolitica che sta andando in scena in questi giorni in tutta Italia, si presenta uno scenario piuttosto desolante:

da un lato abbiamo una parte di quella popolazione italiana che non andrà a votare, disgustato dagli attori che si sono avvicendati negli ultimi 20 anni sul palcoscenico della politica italiana, incapaci di sentirsi rappresentati dalle forze politiche oggi esistenti. Dall’altro lato, un paio di rappresentanti di movimenti anti-europei che intendono salire velocemente ai tavoli che contano bruciando le tappe, cavalcando l’onda di malcontento della piazza per poter essere leader di un progetto politico tanto confuso quanto poco consistente.

L’attenzione ora si sposta al 18 dicembre, quando nella capitale si mostrerà plasticamente cosa è, chi sono e dove sono diretti i manifestanti che intendono espellere dal Parlamento i rappresentanti dichiarati (in tutto, o in parte si capirà solo a Gennaio con la pubblicazione della sentenza della Corte Costituzionale) illegittimi dall’organo che vigila a tutela della Costituzione.

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