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Raggiunta ed ingabbiata l’antimateria, occorre capire cosa farne e se comporta dei rischi

La parola che viene in mente al momento della creazione di anti-materia è la stessa che identifica l’immobile paralisi distruttiva: annichilimento. E’ a partire dall’energia strepitosa generata dall’annichilimento di una particella di materia ed una di antimateria che si cerca di capire se stiamo per scoprire una fonte potenzialmente inesauribile di energia o se i rischi derivanti da questa reazione sono troppo alti.

Al CERN di Ginevra sono stati finalmente ingabbiati 80 atomi di anti-idrogeno, ovvero un anti-protone, carico negativamente ed un anti-elettrone dotato di carica elettrica positiva. Una versione a specchio del classico atomo di idrogeno, una dualità che nell’universo porta ancora diversi interrogativi irrisolti. Se ad esempio consideriamo valida la teoria del Big Bang, i nostri fisici non riescono in pieno a spiegare dove è finita l’anti-materia generata dall’esplosione primordiale e perché, pur non riuscendo a “catturare” l’anti-materia, il contatto con la materia provoca l’emissione di fotoni e raggi gamma, una quantità di energia molto grande che tende a ristabilire l’ordine iniziale.

Anche considerando la teoria delle stringhe o del multiverso la compresenza di materia ed anti-materia non è qualcosa che sconvolge più di tanto il quadro matematico e logico di un universo che obbedisce a determinate regole, ma le implicazioni derivanti dall’interazione e dalla possibilità, resa pratica dall’esperimento ASACUSA al CERN, sono enormi: se ingabbiata in un flusso, è possibile sfruttare l’annichilimento di materia ed anti-materia? Un malfunzionamento di una centrale nucleare può generare un disastro ambientale come quello di Fukushima, un malfunzionamento ad un’ipotetica centrale di produzione di energia da antimateria non lascerebbe scorie ma potrebbe annientare ettari di terreno in una frazione di secondo, con effetti ancora poco prevedibili sulle onde d’urto generate.

Una tecnologia tutta ancora da immaginare che apre prospettive interessanti anche su altri versanti, primo fra tutti l’esplorazione spaziale, in grado di dare un propellente nuovo per accelerare i tempi di un’eventuale spedizione umana su Marte ma anche implicazioni interessanti in campo medico, con la tomografia ad emissione di positroni, in grado di individuare possibili tumori nei pazienti.

Rimane una considerazione lasciata sempre in coda ma che squarcia diversi schemi consolidati sulla struttura stessa dell’universo: se l’annichilazione (o annichilimento) tra materia ed anti-materia è immediata, come è possibile che sia stata creata contemporaneamente dal Big Bang? Può l’antimateria essere imbrigliata senza creare eccessivi rischi e soprattutto, se la materia compone solo il 5% dell’universo e cominciamo timidamente a scoprire come funziona il restante 25% fatto di antimateria, rimaniamo comunque immersi in qualcosa che pur componendo il 70% dell’universo a noi noto, ci sfugge quasi completamente. I nostri fisici teorici la chiamano “Energia Oscura o Quintessenza”, sappiamo che tiene insieme e separate le galassie, ma non sappiamo ancora nulla delle interazioni possibili. 

Da quasi 60 anni, il nostro universo, già così grande da apparirci quasi infinito, si riempe di nuove ed interessanti componenti ancora tutte da esplorare.

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