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Operazione rottamazione completata. L’ascesa di Renzi per il semestre europeo a guida italiana

Le consultazioni e l’accreditamento a livello europeo di Matteo Renzi è cominciato molto tempo fa. La visita ad Angela Merkel, a Napolitano, i contatti informali con gli USA e quella capacità di attrarre investitori e uomini in grado di avere influenza nei circoli che contano, grazie alla loro posizione o al ruolo svolto all’interno dei gruppi economici e degli interessi che gestiscono. L’uomo che sussurrava ai banchieri ma vinceva alle primarie, il figlioccio politico che Berlusconi avrebbe sempre desiderato, forse per quella passione mai celata per Machiavelli, di cui lo stesso Silvio ha curato la prefazione per conto dell’edizione de “Il principe”, edito da Mondadori, è riuscito ad arrivare in meno di 70 giorni alla Presidenza del Consiglio.

Pragmatismo, una sana dose di cinismo, flessibilità e imposizione della leadership hanno permesso a Renzi di silurare tutta la classe dirigente che gli ha sbarrato le porte dell’elezione del febbraio scorso, impedendogli una legittimazione elettorale che in tanti, almeno nel centrosinistra, adesso rimpiangono, anche tra i banchi di SEL.

Il progressivo logoramento del governo Letta ha permesso al sindaco di Firenze di bruciare le tappe ed agire come un caterpillar o per usare un’immagine molto giovanile, come quella di Miley Cyrus dondolante sulla sua “wrecking ball”, la vittoria travolgente alle primarie gli ha permesso di agire rapidamente senza troppi scrupoli. Ha sconfitto Cuperlo, lo ha messo presidente del PD e dopo essersene andato sbattendo la porta, lo stesso Cuperlo lo ha sostenuto nel prendere il posto di Letta. Persino Fassina, liquidato con una battuta tagliente, è stato uno dei primi ad abbandonare Letta, sostenere la minoranza interna al PD ed alla conta di ieri ha sostenuto il suo segretario.

La cosa che più ha fatto infuriare Letta, pronto a tornare nei ranghi ma non senza prima essersi tolto anche lui qualche sassolino dalla scarpa, è stata la cannibalizzazione del suo progetto per rimanere a Palazzo Chigi e già valutato positivamente da Giorgio Napolitano. Renzi non si è limitato a copiare il compito in classe di Letta, ma ha cancellato il suo nome e si appresta a prendere il voto massimo al suo posto.

Sarà fondamentale la scelta della squadra di governo con cui anche Renzi inizierà il tour delle cancellerie europee, a cominciare dal Regno Unito, dove era atteso Letta. Sarà lui a rappresentare l’Italia nel semestre di presidenza europea e la scelta dei ministeri chiave quali Economia, Sviluppo e Lavoro passeranno più che dalle sue scelte personali, da quelle “caldeggiate” da Giorgio Napolitano e Mario Draghi. Due personalità estremamente difficili da rottamare, anche per il rampante segretario del PD

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