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Come sta per cambiare Bankitalia (e come forse rendiamo inutili le scelte di politica economica)

La notizia sembra quasi passata in sordina, eppure dagli scranni dei renziani, fresco vincitore delle primarie del PD che gli permettono di completare la rottamazione del partito, arriva un’allerta Bankitalia: il governo Letta sarà a breve chiamato a decidere se la più importante istituzione bancaria diventi a tutti gli effetti una public company, con titoli acquistabili anche da banche private e banche nazionali di altri paesi.

Una questione estremamente delicata e strategica, dato che il nostro debito pubblico, anche se enorme, è sostanzialmente nelle mani di investitori e piccoli risparmiatori italiani, meccanismo ulteriormente facilitato dalla nuova emissione di titoli di Stato che sono diventati dei veri e propri beni rifugio. Aprire la Banca d’Italia significa sostanzialmente avere accesso ai conti correnti della Repubblica italiana e da lì, detenere il controllo diretto su spese pubbliche, tagli ed investimenti.

Una manovra complessa che dovrà essere regolata tra Roma e Bruxelles dato che la materia, anche se sarà affrontata dal governo Letta tramite decreto, riguarda sostanzialmente le casse dello Stato. Nel momento più acuto della crisi economica gli USA di Obama hanno dovuto trattare direttamente con il governo cinese, detentore di buona parte del debito pubblico americano, la exit strategy per abbassare il debito pubblico tramite la leva monetaria e solo dopo, quella fiscale.

Meccanismo che come abbiamo scoperto a nostre spese, ad oggi la Banca Centrale Europea non ha il potere di mettere in moto, a causa dello stop imposto dalla Germania e dagli altri paesi europei al processo di unificazione dell’Unione Europea. Una questione che diventerà cruciale nel 2014, quando per la prima volta nella sua storia dal dopoguerra, l’Europa potrebbe concretamente decidere di sfaldare ogni tipo di accordo comunitario, spinto dalle spinte nazionalistiche e dagli effetti della crisi economica partita nel 2008 e che ha permesso solo agli stati dell’Europa del nord di prendere i vantaggi derivanti da un euro più debole.

La rivalutazione di Bankitalia diventa una questione strategica fondamentale che sta pericolosamente rimanendo sullo sfondo: aprire ora ad investitori esteri abbatterebbe il nostro debito pubblico senza ulteriori manovre lacrime e sangue, ma le condizioni poste peseranno inevitabilmente sulle nostre future scelte relative alla spesa pubblica. Se vogliamo mantenere la copertura sanitaria e le tutele per il mondo del lavoro, con parte del nostro debito in mano a gruppi bancari privati, il reale impatto delle scelte politiche possibili si ridurrebbe drasticamente.

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