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Chi spinge per far fuori il pm Di Matteo

L’intercettazione che ha alzato l’allerta ai livelli massimi nei confronti di Nino Di Matteo, uno dei pm protagonisti del processo sulla trattativa Stato-Mafia, si arricchisce di nuovi e preoccupanti particolari. Quello più ovvio rimane anche quello che lascia più punti oscuri: come fa il capo in carica di Cosa Nostra, sottoposto a regime di 41 bis a parlare con il suo equivalente della Sacra Corona Unita per pianificare un nuovo attentato? Ma soprattutto, perché queste informazioni sono uscite e continuano ad uscire con tempismo sospetto?

L’allerta su Di Matteo era scattato già la scorsa estate quando ignoti arrivarono fino al pianerottolo di casa sua, dimostrando le falle nel sistema di sicurezza. Al momento, al pm Di Matteo è stato accordato l’uso dello spostamento tramite elicottero, Palermo è una città avvolta da una fitta e poco vistosa rete di protezione, con posti di blocco e controlli a tappetto su qualsiasi carico sospetto di possibili componenti per esplosivi. Controlli difficili a causa della facilità con cui può essere realizzato una forma di esplosivo rudimentale, mentre stando alle indicazioni provenienti dallo sfogo di Totò Riina, se davvero si stesse progettando un attentato, lo si farebbe in grande stile.

Altro aspetto inquietante lasciato trapelare è la sfiducia nei confronti della nuova “politica” messa in atto da Matteo Messina Denaro: donnaiolo dedito alla bella vita e agli affari, Riina indica l’insofferenza per l’attuale reggente a piede libero, una mossa destinata ad agitare le acque nonostante la pax armata imposta proprio da Matteo Messina Denaro anche dopo l’arresto dei Lo Piccolo.

E’ impossibile non intravedere in questa fuga di notizie la lunga mano di un certo apparato di intelligence, sempre attento a far ricrescere e tenere in vita la Mafia che come un essere mitologico fa ricrescere le teste mozzate. Una Mafia che garantisce controllo indiretto sul territorio, frena il malcontento e diventa braccio armato sfruttabile anche per spostare voti che determinano la vita politica ed economica di questo paese.

La nuova linea dettata da Bernardo Provenzano e continuata da Messina Denaro, protagonisti della stagione di sangue dei corleonesi, ha portato sempre più soldi all’organizzazione mafiosa ma ha portato ad una forte carenza di capi, sempre più falciati dalle inchieste e dalle indagini coordinate delle forze dell’ordine. Un meccanismo che sta mettendo a serio rischio la continuità dei vertici di Cosa Nostra, sempre più spostati fuori dalla Sicilia e centrati sui grandi centri finanziari mondiali e alcune isole protette, tra Africa e Asia. Il processo in corso a Palermo sulla trattativa Stato-Mafia è ancora in corso, ciò che potrebbe venir fuori minaccia equilibri molto importanti tra Roma e Palermo ed il rischio è che ancora una volta, interessi diversi possano convergere verso una nuova condanna a morte.

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