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Tutte le menzogne su Fukushima e la prossima Olimpiade

Prendiamo a prestito le parole usate dall’Autorità giapponese per il nucleare, lanciate quest’estate e cadute sostanzialmente nel vuoto ad un mese dalle elezioni che hanno consegnato un nuovo governo al paese nipponico:

Le misure messe in atto dall’operatore TEPCO sono inadeguate. La società stessa dichiara di aver bisogno di aiuto, per bocca dello stesso vicepresidente Zengo Aizawa: Ci serve non solo il sostegno del governo, ma anche quello della comunità internazionale. La situazione è a un punto in cui più sorveglianza non è più sufficiente a scongiurare il verificarsi di incidenti.

Ma se gli incidenti si susseguono ad un ritmo pressoché costante, si dovrebbe cominciare a parlare di crisi ed emergenza. Basta leggere la sequenza terrificante di comunicati ed allerta emessi in un solo mese, dal 22 luglio al 22 agosto scorso.

Incidenti della centrale di Fukushima nell’estate 2013

22/7/2013.  TEPCO, la società privata che gestisce il complesso nucleare di Fukushima Daiichi, per la prima volta dal 2011 ammette che i reattori danneggiati continuano a sversare acqua radioattiva altamente contaminata nell’oceano Pacifico.

27/7. Campioni d’acqua in uno dei tunnel sotterranei sotto le centrali mostrano livelli di radiazione comparabili a quelli immediatamente dopo il disastro, rivela TEPCO.

3/8. Un funzionario TEPCO citato dai media nipponici afferma che l’acqua altamente contaminata che filtra dal terreno può raggiungere la superficie e fluire nell’oceano. Per prevenire ciò sarebbe necessario pompare 100 tonnellate d’acqua al giorno, cosa che non si può fare fino a fine agosto. (Dopo di che non è chiaro dove l’acqua contaminata dovrebbe essere stoccata, dal momento che più dell’85% delle 380.000 t di stoccaggio è già piena – sono i cilindri visibili nella foto).

4/8. Terremoto fuori della costa di Fukushima, stessa zona di quello del 2011 ma 50 km sotto il mare. Nessun danno ulteriore, per fortuna.

5/8. “ Abbiamo un’emergenza. Non possiamo più lasciare a TEPCO il compito di contenere l’acqua contaminata che fuoriesce”, dichiara il capo dell’Autorità nipponica di controllo nucleare (NRA).

6/8. TEPCO stima in 20.000 t. l’acqua altamente contaminata che filtra nei tunnel, responsabile degli alti livelli di radioattività nel terreno e nell’acqua dell’oceano vicino al sito.

7/8. “Riteniamo che il volume d’acqua che si riversa nel mare è di circa 300 tonnellate al giorno” più di quanto pensavamo prima”, dichiara un funzionario del governo giapponese. Stimando in 40 anni e $11 miliardi la ripulitura della zona. TEPCO conferma gli sversamenti, non la quantità.

8/8. L’AIEA, l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, dichiara di star seguendo da vicino la situazione e che già in aprile aveva consigliato a TEPCO di rivedere la sua strategia.

9/8. TEPCO annuncia di aver cominciato a pompare l’acqua sotterranea che filtra dai tunnel.

10/8. Il livello di quell’acqua altamente radioattiva è salito 60cm oltre la barriera protettiva, riferisce la stessa TEPCO.

12/8. E’ ancora TEPCO a riferire che 10 tecnici sono stati esposti a radiazioni enormi dalla mistura di acqua e terra sotterrannea. Parla di radiazioni 2.5 volte il limite di sicurezza.

15/8 I livelli di cesio radioattivo nell’acqua sotterranea sono 8 volte superiori a quelli rilevati nel 2011. I livelli più alti sono nei tunnel sotto i reattori 2 e 3.

17/8.  TEPCO afferma di aver mandato i suoi ingegneri presso la Hanford Engeeners Work, società americana che ha lavorato al progetto Manhattan e poi alla disattivazione dei reattori operativi dal 1944 al 1987. Sostiene di aver indentificato 7 aree su cui chiedere consulenza, comprese disattivazione, gestione delle scorie, rimozione del materiale fuso, decontaminazione delle zone circostanti.

19/8. Il livello di tritio nella baia di Fukushima tocca i 4700 bequerel per litro, il più alto raggiunto. Altri due tecnici contaminati, in zone dell’impianto ritenute sicure.

20/8. Un altro contenitore di acqua altamente radioattiva sversa. Si tratta di 300 t di acqua la cui radioattività è di 80 milioni di bequerel per litro, mentre la norma è di 150 bequerel.

21/8. Il governo giapponese dichiara lo sversamento del tank incidente di livello 3 (“serio incidente radioattivo”. Il livello 7, il più grave, è stato dichiarato solo 2 volte: per Chernobil, nel 1986, e per la fusione di 3 reattori a Fukushima).

A 18 bambini nella prefettura di Fukushima è stato riscontrato un tumore alla tiroide, indizi in altri 25. L’esame condotto su 360.000 bambini/ragazzi che avevano da 0 a 18 anni nel 2011.

22/8. Trovati livelli eccessivi di radiazione vicino a tanks di stoccaggio delle acque contaminate suggeriscono che altri contenitori d’acciaio siano fessurati. Si decide di ispezionare 300 dei 1060 cilindri.

La Tepco, la società che gestisce i reattori di Fukushima, non ha a disposizione i mezzi per arginare la situazione e la complicità con la classe dirigente giapponese, rende la situazione vischiosa tanto quanto i liquami che si riversano in maniera ininterrotta dal febbraio del 2011. Rileggendo le cronache locali, gli incidenti nello stabilimento si sono succeduti ad un ritmo costante.

Sull’onda emotiva dell’incidente, il Giappone sembrava aver fatto un passo indietro sull’approvvigionamento proveniente dall’energia nucleare, quella stessa onda emotiva che generò lo tsunami politico del giugno 2011, quando a sorpresa anche in Italia 4 referendum pubblici furono votati da gran parte del paese.

Passata la paura, il Giappone ha dovuto fare i conti con una recessione economica stoppata a costo di  svalutazione e pompaggio di denaro pubblico nella ricostruzione del paese, la cosiddetta Abenomics, grazie al supporto strategico della FED, la banca centrale americana. Riconvertire un intero paese ed un sistema economico alla produzione di energia rinnovabile dopo che per 70 anni ha puntato sul nucleare è stata la sfida lanciata dal Giappone al mondo intero, una sfida evidentemente lasciata in nome di una più comoda politica di contenimento e mantenimento.

Gli slanci governativi si sono concentrati infatti nella presentazione di un progetto tanto semplice quanto razionale e concreto per organizzare i giochi olimpici del 2020. Un rischio quasi da kamikaze, considerati i costi sempre maggiori che da qualche edizione a questa parte comporta un’Olimpiade. Più che generare un circuito economico favorevole, ultimamente si tende ad affossare i paesi organizzatori.

Nel 2004 per sostenere lo sforzo titanico di una seconda edizione delle Olimpiadi proprio lì dove vennero create, la Grecia ha contratto debiti senza i quali non sarebbe nelle condizioni in cui si trova ora, tutto per rimediare allo “smacco” subito da Atlanta nel 1996 (anno del centenario delle Olimpiadi moderne) e da Sidney nel 2000. Persino Londra è riuscita ad ottenere profitti striminziti, al limite del pareggio delle spese, pronte a lievitare in media 10 volte in più rispetto ai preventivi che il CIO usa per valutare l’assegnazione dei giochi.

Adesso che le fuoriuscite radioattive rispetto al 2012 vengono costantemente fatte rimbalzare dai media internazionali, il rischio è quello di dover fare karakiri. Il villaggio olimpico dovrebbe essere al sicuro dai rischi provenienti da Fukushima ma sarebbe impossibile garantire la sicurezza di tutti gli spettatori e degli atleti impegnati in gare nel nord del paese.  Nel frattempo, il tanto temuto reattore 4 poggia su un terreno reso sempre più pericolante dalle fuoriuscite di acqua radioattiva, in grado di far scivolare progressivamente la struttura ad un paio di metri rispetto al suolo.

Il nucleare continua a far paura, nella terra del Sol Levante.

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